La latitanza di Osama bin Laden dopo gli attentati dell’11 settembre: la fuga da Tora Bora, gli anni nascosto in Pakistan, il covo di Abbottabad e il raid americano del 2011.
Per quasi dieci anni dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, Osama bin Laden fu l’uomo più ricercato al mondo. Leader di al-Qaeda e indicato dagli Stati Uniti come il principale responsabile degli attacchi contro New York e Washington, riuscì a sfuggire alla più imponente caccia internazionale dell’epoca, muovendosi tra Afghanistan, Pakistan e una rete di comunicazioni ridotta al minimo.
La sua latitanza cominciò davvero dopo l’intervento militare americano in Afghanistan. Nel dicembre 2001, durante la battaglia di Tora Bora, le forze statunitensi e alleate arrivarono molto vicino alla possibilità di catturarlo o ucciderlo. Secondo successive ricostruzioni istituzionali americane, Bin Laden riuscì però a fuggire dalle montagne afghane e a oltrepassare il confine verso il Pakistan.

Osama Bin Laden: la fuga da Tora Bora e gli anni nascosto in Pakistan
La mancata cattura a Tora Bora è rimasta uno dei passaggi più discussi della guerra al terrorismo. La scelta di affidarsi in larga parte a milizie locali, invece di impiegare una presenza americana più massiccia sul terreno, è stata indicata negli anni come uno degli errori decisivi che permisero al capo di al-Qaeda di sparire.
Secondo il rapporto della Commissione Abbottabad, reso noto da Al Jazeera, Bin Laden sarebbe entrato in Pakistan a metà del 2002. Da lì avrebbe cambiato più luoghi di rifugio, passando anche per il Waziristan meridionale e la valle dello Swat, prima di stabilirsi nel 2005 nel complesso di Abbottabad, città pakistana non lontana da Islamabad e sede di importanti strutture militari.
Nel covo viveva con familiari e uomini fidati. Evitava telefono e internet, comunicava attraverso corrieri e conduceva una vita estremamente chiusa. Proprio questa rete di corrieri sarebbe diventata, anni dopo, il punto debole decisivo.
Il compound di Abbottabad e il raid del 2011
Gli investigatori americani seguirono per anni la pista di un corriere ritenuto vicino a Bin Laden. Nel 2010 la CIA arrivò al compound di Abbottabad e cominciò a considerarlo un nascondiglio costruito per proteggere una figura di grande importanza. L’identità dell’uomo nascosto all’interno non era visibile con certezza assoluta, ma l’insieme degli elementi portò alla decisione del raid.
Nella notte tra il 1° e il 2 maggio 2011, ora pakistana, un’operazione militare statunitense colpì il compound. Bin Laden venne ucciso dai reparti speciali americani. L’allora presidente Barack Obama annunciò pubblicamente la morte del leader di al-Qaeda, chiudendo così una latitanza durata quasi un decennio.
La fine di Bin Laden non cancellò però tutti gli interrogativi. Il rapporto pakistano parlò di gravi falle, negligenze e incapacità istituzionali che permisero al ricercato più famoso del mondo di vivere per anni in Pakistan. Resta ancora oggi una domanda pesante: come riuscì a nascondersi così a lungo, e chi, eventualmente, lo aiutò davvero durante la sua latitanza?